Chiesa di S. Nicolò di Arnaces

La chiesetta di San Nicolò di Arnaces è un piccolo edificio di culto, edificato tra i campi come protezione per i raccolti.
Vi si accede attraverso un  sentiero detto anticamente “semida”, cioè cammino di S. Nicolò, ora via S. Nicolò.
L’edificio si presenta molto semplice e sobrio, con i caratteri propri di chiesette campestri friulane. È orientato con abside verso est e ha copertura a capriate a vista.
A destra dell’entrata si trova una acquasantiera in pietra e l’altare, di cui rimangono solo alcuni frammenti, è in stile barocco.
S.Nicolò (o S. Nicola), nato in Asia Minore e morto attorno al 350 d.C., fu Vescovo di Mira.
Di lui si sa grazie alla “Legenda Aurea” che narra dei suoi miracoli. Il culto del santo arrivò in Friuli con l’imperatore Ottone II, divenendo poi, nella Serenissima, il taumaturgo dei bambini e da  Sankt  Niklaus, diventò  S. Nicolò.  La denominazione della chiesetta “di Arnaces” o “di Reinacis”, altra storpiatura dell’originale “Urnaces”, si riferisce ai ritrovamenti di urne funerarie romane. Le celebrazioni che venivano svolte nella chiesa erano: ricorrenza del 6 dicembre (festa del santo) e la quarta domenica di luglio, il giorno di S. Giacomo. Inoltre era meta di  pellegrinaggio di donne sterili, che vi portavano un mattone per chiedere la fecondità e si pregava l’arrivo delle piogge.
La chiesetta sorge sulle rovine di antiche dimore e, verosimilmente, fu edificata dopo il VI sec. ai tempi dei Longobardi. Durante il Medio Evo essa fu adibita a lazzaretto; distrutta al tempo degli Ungari fu ricostruita dopo l’anno Mille e con Ottone II, che ne introdusse il culto, fu dedicata a S. Nicolò. Diventata ospizio per i crociati in marcia per Gerusalemme, fu poi luogo di preghiera per i pellegrini che si dirigevano verso la Città Santa o a Santiago di Compostela.
Alla fine del XVI sec., la chiesetta era di nuovo in rovina e nel 1695 Giacomo Fabri operò dei lavori di ristrutturazione con l’inserimento del nuovo altare. Nel 1731 un ulteriore restauro portò al rialzo delle pareti e del tetto, fu spianato il terreno attorno e abbattuto il muretto di cinta. Seguirono più fasi di lavoro per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento ma in anni più recenti l’impegno della costruzione del Duomo e del campanile fece sì che l’edificio cadesse in uno stato di abbandono. Il colpo di grazia venne dal terremoto del ’76.
I lavori di restauro iniziarono nel maggio 1995 concludendosi nell’autunno stesso. Fu ricostruito il tetto a capriate e protette dall’umidità, intonacate le pareti, rifatta la pavimentazione in mattonelle, ricostruito l’altare, riposizionati i serramenti.