Lavariano

Lavariano è un piccolo centro, con poco più di mille abitanti, distante 5 km dal capoluogo Mortegliano e posto su un incrocio di strade, resto dell'antica centuriazione romana dell'agro aquileiese.
Il nome Lavariano, in base agli studi sulla toponomastica friulana, deriva da “praedium Laberianum”, cioè possedimento di Laberio, uno dei tanti coloni romani saliti qui ad occupare queste terre, a partire dal 181 a.C., con la fondazione di Aquileia. Una villa rustica  romana è stata infatti scoperta nella zona oggi chiamata Braida della Signora e molte altre tracce del periodo romano sono state ritrovate dalle ricerche archeologiche nella zona. E' certo, tra l'altro, che proprio dalla sede episcopale di Aquileia è giunto a Lavariano il Cristianesimo, con la formazione di una pieve rurale assai vasta, tale da comprendere la stessa Mortegliano, e con la edificazione della prima chiesa, dotata di battistero.
Altri reperti archeologici, significativi e numerosi, risalgono poi all'epoca longobarda. Grazie ai Longobardi, durante il cui dominio Lavariano fu sede della fara di Mimone, il villaggio ebbe modo di allargarsi e di assumere un aspetto florido, grazie ad un sistema economico basato su una agricoltura efficiente. Il dominio longobardo fu cancellato da Carlo Magno il quale, nel 776, consegnò il “feudo lavarianese” al suo grammatico Paolino, divenuto in seguito Patriarca di Aquileia e patrono del paese.
Nel Medio Evo, Lavariano, da feudo della nobile famiglia “De Lavariano”, divenne poi, nel 1211, feudo della famiglia Strassoldo, casata di origine tedesca, trasferitasi quindi nell'omonimo castello. La signoria feudale, assieme ad altre famiglie della nobiltà friulana, esercitava il monopolio su tutto ed in particolare alimentava il suo potere con l'uso delle terre, affidate a coloni e massari, e del mulino. A tale scopo esso fu costruito sulla Roggia, oggi detta di Palma, derivata da Chiasottis probabilmente tra il 1296 ed il 1311. Lavariano aveva i propri scambi agricoli in quella tipica economia di sussistenza del tempo, ma la sua popolazione viveva nella cerchia delle sue case rurali, tra il duro lavoro della campagna e l'impronta del culto cristiano, mentre si affermava la sua autonomia di piccolo comune medioevale gestito dal Consiglio della vicinia.
Momenti tristi della sua storia furono le invasioni degli Ungheri durante il secolo X, quando il Friuli fu sconvolto da scorrerie e devastazioni, ma ad esse seguirono poi gli anni della ricostruzione ad opera dei patriarchi.  Nel 1420 gli Strassoldo si sottomisero alla Repubblica di Venezia, come tutto il Friuli, e Lavariano ne seguì le sorti, anche subendo le scorrerie dei Turchi alla fine di quel secolo.
La storia del paese rimase viva, attraverso il lavoro della terra e le tradizioni della civiltà contadina e potè sviluppare la sua economia, nel 1600 e nel 1700, con la valorizzazione delle nuove coltivazioni venute dall'America, soprattutto il mais (la blave) e le patate. Nello stato della Repubblica di Venezia Lavariano rimase fino all'arrivo dei Francesi di Napoleone Bonaparte i quali, nel 1797, cedettero il Friuli agli Austriaci, sotto il cui dominio, nel 1820, avvenne l'aggregazione definitiva del Comune censuario di Lavariano con il Comune di Mortegliano, confermata poi nel 1866. In quell'anno il territorio friulano passò sotto il Regno d'Italia.
Nel corso del 1900 la vivacità del paese divenne più forte, sia con la fondazione della locale Filarmonica Giuseppe Verdi (1902), sia soprattutto con la costituzione della Latteria sociale turnaria (1923) che aggregò le duecento famiglie del paese in una mutua solidarietà, sia nella lavorazione del latte che nello sforzo di far progredire l'agricoltura attraverso la sua meccanizzazione, il riordino fondiario della campagna e l'irrigazione. Oggi la Latteria di Lavariano è la più premiata della Regione Friuli Venezia Giulia. Accanto alla agricoltura, ancora eccellente per le coltivazioni tradizionali e per quelle nuove, quali vigneti, meleti biologici e kiwi, è cresciuta nel paese la presenza di ditte artigiane e commerciali, oltre a quelle del terziario.
Nei vari secoli Lavariano subì le vicissitudini di tutti i paesi del Medio Friuli. Ma è proprio grazie al prevalere dei valori di attaccamento alla terra ed alle proprie tradizioni religiose, civili e comunitarie, che oggi Lavariano, senza mai perdere il proprio coraggio e la propria identità, rappresenta un valido esempio della laboriosità e della imprenditorialità friulana, apprezzata in tutta Europa. La Comunità Europea lo ha riconosciuto Borgo Rurale.